Prolattinoma

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Il Prolattinoma è un adenoma ipofisario secernente prolattina. Si tratta di un tumore benigno dell’ipofisi molto spesso curabile con la terapia medica. E’ il tipo di adenoma più frequente dell’ipofisi e la sua presenza deve essere sospettata dopo aver escluso le altre cause di iperprolattinemia.

I sintomi clinici che possono essere determinati da un prolattinoma dipendono dai livelli di prolattina prodotti, dal sesso del paziente e dalle dimensioni dell’adenoma.

Dimensioni: la maggior parte dei Prolattinomi sono dei microadenomi, cioè misurano meno di 10 mm e possono provocare solo cefalea, mal di testa per ragioni ancora poco note. Se le dimensioni del Prolattinoma superano i 10 mm si parla di macroadenomi e questi possono provocare sintomi dovuti alla compressione di strutture che sono vicine all’ipofisi come ad esempio disturbi della visione per compressione del chiasma ottico.

Nelle donne i Prolattinomi sono quasi sempre di piccole dimensioni e il sintomi clinici che inducono al sospetto della loro presenza sono la mancanza del ciclo mestruale e la secrezione di latte dal seno (galattorrea) spontanea o provocata, dovuti alla iperprolattinemia. La mancanza di cicli ovulatori generalmente determina infertilità. Tutti i sintomi regrediscono con la terapia medica ed è bene precisare che in questa patologia non c’è un aumentato rischio di carcinoma mammario.

Negli uomini i Prolattinomi sono spesso di grandi dimensioni e, oltre ai sintomi compressivi determinati dall’adenoma, causano riduzione della libido, cioè dell’interesse sessuale, e impotenza per la riduzione dei livelli di testosterone causata dall’iperprolattinemia. Raramente è presente anche ginecomastia (aumento del volume delle ghiandole mammarie nell’uomo) e galattorrea. Frequentemente sono riscontrabili alterazioni della qualità del liquido seminale ed infertilità. Tutti i sintomi regrediscono con la terapia medica.

La diagnosi di Prolattinoma si effettua in due tempi.

Prima bisogna fare la diagnosi di iperprolattinemia attraverso il dosaggio della prolattina nel sangue. E’ bene ricordare che il dosaggio della prolattina deve essere effettuato in laboratori che usano metodiche sensibili, preferibilmente dopo una infusione di soluzione fisiologica per 20 minuti per evitare livelli falsamente elevati per lo stress del prelievo, e se è presente il ciclo mestruale al 3° – 5° giorno del ciclo. Il dosaggio deve essere ripetuto almeno per due volte e devono essere sempre valutati anche gli ormoni per lo studio della funzione tiroidea (TSH, fT3, fT4) per escludere le iperprolattinemie secondarie ad ipotiroidismo.

Per diagnosticare la presenza di un adenoma ipofisario è necessario eseguire una Risonanza Magnetica con mezzo di contrasto della regione ipotalamo-ipofisaria. La semplice radiografia del cranio è inutile; chi non può eseguire la Risonanza Magnetica deve effettuare una Tomografia Assiale Computerizzata (TAC) con apparecchi di ultima generazione.

La terapia del Prolattinoma, indipendentemente dalle sue dimensioni, è medica ed il farmaco attualmente in uso si chiama Cabergolina.

Il medico specialista deve decidere la posologia del farmaco in base a criteri clinici e poi effettuare periodici controlli della sua efficacia e tollerabilità anche attraverso l’esecuzione di esami strumentali. La terapia medica è generalmente di lunga durata.

Generalmente in breve tempo dopo l’assunzione del farmaco i livelli di prolattina rientrano nella normalità e nelle donne riprendono le normali funzioni riproduttive (ovulazione e ciclo mestruale) con ripristino della fertilità. Lo stesso accade anche nell’uomo.

Se una donna diviene gravida assumendo la Cabergolina deve subito avvisare il medico specialista che provvederà alla programmazione della sospensione del farmaco ed alla gestione dell’adenoma durante la gravidanza, che ovviamente è diversa in base alla presenza di un micro o di un macroadenoma.

Anche i sintomi compressivi intracranici determinati dagli adenomi più grandi regrediscono con la terapia medica.

In alcuni casi può essere necessario ricorrere alla terapia chirurgica e cioè all’asportazione dell’adenoma ipofisario per via transfenoidale (con tecnica endoscopica, secondo le preferenze del neurochirurgo) e raramente in casi particolarmente agressivi alla terapia radiante.

FONTE: https://www.endocrinologiaclinica.it/patologie/
Endocrinologiaclinica.it è a cura del Dr. Francesco Antonio Logoluso

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